17
Novembre
2014

Le regole del gilet

Era il 1928, piena era Gatsby, quando la rivista di settore Men’s Wear definì il gilet sportivo in lino “un elemento importante nel guardaroba di ogni uomo che voglia definirsi elegante”. Bisognerà attendere la metà degli anni ’30, invece, per la consacrazione del “tattersall” monopetto, perfetto per il country attire, da abbinare con i celebri blazer in tweed. E negli anni ’40 fu accettato anche in città, perché “troppo elegante per essere considerato sportivo”.

Un tempo quest’accessorio assolveva a tante funzioni, tra cui quella di coprire le bretelle, che si abbottonavano sull’esterno dei pantaloni e che il buon gusto imponeva di nascondere. Il taschino, a sua volta, serviva a riporre la “cipolla”, prima dell’avvento dei segnatempo da polso. E sempre in un’epoca passata, benché non troppo lontana, esisteva il “gilettista”, categoria di artigiani quasi del tutto estinta oggi, specializzata nella sola creazione di questi capi. Siccome era realizzato in base alle misure del cliente, sul retro presentava un solo spacco centrale, senza la fibbietta odierna, introdotta in seguito e affermatasi anche con la confezione, per vestire un po’ tutti.

Categoria Bretelle e accessori

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